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Il mito di Andromeda e Perseo raccontato dalle stelle

Notte di San Lorenzo, notte di stelle cadenti!

La tradizione popolare da sempre associa le scie luminose che attraversano il cielo in queste notti d’agosto, alle lacrime versate dal Santo in punto di morte o allo sfavillio dei carboni che ardevano sotto la graticola del martirio, ricordando che il giovane Lorenzo fu ucciso il 10 agosto del 258 per volere dell’imperatore Valeriano. Il coinvolgente racconto agiografico, col tempo, ha fatto sì che il nome astronomico dello sciame meteorico che la Terra si trova ad attraversare durante questo periodo, vale a dire le Perseidi, fosse più popolarmente noto come “stelle cadenti” e “lacrime di San Lorenzo”, oscurando contemporaneamente le origini scientifiche e mitologiche che meglio spiegano l’evento.

Il nome di queste meteore, infatti, deriva da Perseo, eroe della mitologia greca figlio di Zeus e Danae, ricordato soprattutto per aver ucciso Medusa mozzandole la testa con l’ausilio di uno scudo lucido come uno specchio, e per aver salvato Andromeda da un mostro marino. Alla morte di Perseo, la dea Atena per onorare la sua gloria lo trasformò in una costellazione, cui pose accanto quelle di Andromeda, Cefeo e Cassiopea, gli altri protagonisti del racconto mitologico.

All’interno della costellazione di Perseo si trova il radiante, ossia il punto dal quale sembrano provenire le stelle cadenti, ed il loro manifestarsi in questo periodo dell’anno coincide con il fatto che la Terra percorrendo la sua orbita intorno al Sole, si trova ad attraversare lo sciame meteorico proprio a ridosso del 10 agosto.

Le prime osservazioni delle Perseidi furono fatte dai cinesi nel 36 d.C., ma già nel 150 a.C. si aveva piena cognizione della lettura del cielo, grazie agli studi dell’astronomo greco Tolomeo che riconobbe 48 nuove costellazioni, a cui vanno sommate quelle ancora precedenti, ideate migliaia di anni fa e quelle più “recenti” ad opera di tanti astronomi e disegnatori del cielo, per un totale di 88 costellazioni suddivise tra emisfero boreale ed emisfero australe.

Emisfero Boreale

Emisfero Australe

I nomi delle costellazioni australi, battezzate in età illuministica, sono spesso legati alle invenzioni del tempo, come l’orologio, il compasso, il microscopio, il sestante, il telescopio, mentre quelli del nostro emisfero derivano principalmente dalla tradizione dell’Antica Grecia e dai miti ad essa connessi.

Non a caso, infatti, il gruppo di costellazioni che circonda quella di Perseo ha il nome di Andromeda, Cefeo e Cassiopea, nell’ordine figlia, padre e madre, legati all’eroe greco per le vicende che seguono.

Le disgrazie di Andromeda cominciarono il giorno in cui sua madre sostenne di essere più bella delle Nereidi, un gruppo di ninfe marine particolarmente seducenti. Queste, offese, decisero che la vanità di Cassiopea aveva decisamente superato i limiti e chiesero a Poseidone, il dio del mare, di darle una lezione. Per punizione, Poseidone mandò un mostro terribile (alcuni dicono anche un’inondazione) a razziare le coste del territorio del re Cefeo. Sbigottito per le devastazioni, con i sudditi che reclamavano una sua reazione, l’assediato Cefeo si rivolse all’Oracolo di Ammone per trovare una via d’uscita. Gli fu detto che per quietare il mostro doveva sacrificare la sua figlia vergine: Andromeda.

La giovane fu incatenata a una costa rocciosa per espiare le colpe della madre, che dalla riva guardava in preda al rimorso. Mentre Andromeda se ne stava incatenata alla rupe battuta dalle onde, pallida di terrore e in lacrime per la fine imminente, l’eroe Perseo, fresco dell’impresa della decapitazione di Medusa, capitò da quelle parti: il suo cuore fu rapito alla vista di quella fragile bellezza in preda all’angoscia.

Giorgio Vasari, Perseo e Andromeda, 1570-1572

Perseo in un primo momento scambiò Andromeda per una statua di marmo. Ma il vento che le scompigliava i capelli e le calde lacrime che le scorrevano sulle guance gli rivelarono la sua natura umana.

Perseo le chiese come si chiamava e perché era incatenata lì. Andromeda, completamente diversa dalla sua vanitosa madre, in un primo momento, per timidezza, neanche gli rispose; anche se l’attendeva una morte orribile fra le fauci bavose del mostro, avrebbe preferito, per modestia, nascondere il viso tra le mani se non le avesse avute incatenate a quella roccia.

Perseo nell’Uranometria di Johann Bayer

Perseo continuò a interrogarla. Alla fine, per timore che il suo silenzio potesse essere interpretato come ammissione di colpevolezza, gli raccontò la sua storia, che interruppe improvvisamente, lanciando un urlo di terrore alla vista del mostro che, avanzando fra le onde, muoveva verso di lei. Un attimo di pausa, per chiedere ai genitori di Andromeda di concedergli la mano della fanciulla, e Perseo si lanciò contro il mostro, lo uccise con la sua spada, liberò l’estasiata Andromeda fra gli applausi degli astanti e la fece sua sposa.

Più tardi Andromeda gli diede sei figli, compreso Perse, progenitore dei Persiani, e Gorgofone, madre di Tindaro e Icario, entrambi re di Sparta.

Gli antichi identificarono questo mito con degli insiemi di stelle che nella volta celeste sembravano raffigurarne i personaggi, e la stessa costellazione di Cassiopea, facilmente identificabile per la forma a W   delle sue cinque stelle maggiormente splendenti, è associata a quella di una donna seduta; inoltre, Cassiopea e Cefeo sono gli unici coniugi a cui siano state dedicate due costellazioni.

Cassiopea nell’Uranometria di Johann Bayer

Testo a cura di Stefania Iadarola

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