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Il quasar più lontano mai scoperto

La nuova osservazione amplia le conoscenze delle prime fasi di sviluppo dell’universo primordiale

Potrebbe aprire la strada a una più profonda comprensione dello sviluppo del cosmo primordiale la scoperta di un gruppo di astronomi che è riuscito a osservare quello che si candida a essere il più lontano quasar di cui si abbia notizia finora.

Questo raro e brillante “faro cosmico” alimentato da un buco nero con buco nero due miliardi di volte più massiccio del Sole, è di gran lunga l’oggetto più brillante mai osservato presente nell’universo quando esso non aveva più di 800 milioni di anni, cioè solo un piccola percentuale della sua età attuale.

L’oggetto trovato, denominato ULAS J1120+0641 è 100 milioni di anni più giovane dell’oggetto che deteneva finora il primato della distanza. Il redshift rilevato per la sua radiazione è infatti of 7,1, un valore che equivale a guardare indietro nel passato remoto dell’universo quando esso aveva solo 770 milioni di anni, solo il 5 per cento della sua età attuale. Prima di questa scoperta, il valore più alto mai misurato per il redshift è di 6,4, equivalente a un’età dell’universo di 870 milioni di anni.

Tenuto conto che si conoscono solo circa 100 quasar con un redshift maggiore di 7 nell’intero cielo, la loro scoperta è un evento estremamente raro.

Anche se sono stati rilevati oggetti più distanti sono state confermate (come un lampo di raggi gamma a redshift 8.2 e una galassia a redshift 8.6), questo quasar è centinaia di volte più luminoso. Tra gli oggetti sufficientemente luminosi da poter essere studiati in dettaglio, questo è decisamente il più lontano.

“Gli oggetti che si trovano a così grande distanza sono quasi impossibili da rilevare nell’ambito di survey in luce visibile, poiché la loro radiazione è ‘stirata’ dall’espansione dell’universo”, ha spiegato Simon Dye, che ha partecipato alla ricerca, i cui risultati sono descritti sull’ultimo numero della rivista Nature. “Ciò significa che nel tragitto per arrivare alla Terra, la maggior parte di essa finisce nella porzione infrarossa dello spettro elettromagnetico”.

“Ci sono voluti cinque anni di ricerche per trovare l’oggetto”, ha continuato Dye. “Stavamo cercando quasar con un redshift maggiore di 6,5; trovarne uno addirittura con un valore più alto di 7 è stata una sorpresa veramente eccitante: questo quasar fornisce un’opportunità unica per esplorare una finestra di 100 milioni di anni in cui il cosmo era precedentemente fuori portata”.

I Quasar sono galassie molto brillanti e molto distanti che si ritiene possano essere alimentati da buchi neri supermassicci posti al loro centro. La loro estrema brillantezza li rende preziose testimonianze di un periodo della storia dell’universo in cui cominciarono a formarsi le prime stelle e le prime galassie.

Gli astronomi hanno rivelato inizialmente il quasar utilizzando lo UK Infra-Red Telescope (UKIRT), situato nelle Isole Hawaii, nell’ambito dell’UKIRT Infrared Deep Sky Survey (UKIDSS). La distanza dell’oggetto è stata poi confermata dalle osservazioni condotte con lo strumento FORS2 del Very Large Telescope (VLT) dello European Southern Observatory e altri strumenti del Telescopio Gemini North. (fc)

fonte: http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1348500

Approfondimento su Nature (in inglese): http://www.nature.com/nature/journal/v474/n7353/full/nature10159.html

Informazioni su david ardito

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