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Dissertazioni sull’astronomia di Giacomo Leopardi

Edizione di riferimento: Dissertazioni filosofiche, Crivelli, Tatiana (a c. di), Antenore, Padova, 1995

Giacomo Leopardi

Secondo alcuni autori l’astronomìa ebbe la sua origine presso i Babilonesi forse perchè questi popoli possedevano a preferenza delle altre nazioni un’eccellente specola nel Tempio di Belo, ossìa torre di Babel. Da quest’eminente edificio eglino cominciarono a considerare l’altezza degli astri, a definirne i movimenti, e ad indagarne le mutazioni.

Talete Milesio, il quale viene annoverato tra i sette sapienti della Grecia fu uno de’ più savj Astronomi dell’antichità, se savio Astronomo può chiamarsi colui, il quale calcolò la grandezza del sole esser solo 720 volte maggiore di quella della luna. Narrasi, che una vecchia vedendolo caduto in una fossa mentre attentamente contemplava il moto degli astri gli dicesse “Eh come potrete voi conoscere ciò, che è tanto lungi dal vostro capo se non vedete neppure ciò, che è sì vicino ai vostri piedi?“.

Dopo Talete Pitagora, Platone Aristarco, Anassimandro, Anassimene, Aristotele, Filolao Metone, Ipparco, e molti altri diedero un gran lume all’astronomìa.

Claudio Ptolommèo nativo di Pleusio può dirsi il primo, che dasse una forma regolare al sistema dell’universo, e che ponesse in qualche lume i principj universalmente ammessi circa l’Astronomia. Il suo sistema non è di poco debitore ad Alfonso IX. Re di Leone, e di Castiglia sopranominato il savio, e l’Astronomo il quale due cieli cristallini aggiunse a quelli che supponevansi nel sistema di Ptolommèo. Questi regnò con assoluto dominio sopra tutti i letterati fino a che dalla nativa sua Thorn sorse l’immortal Copernico, il quale gli tolse lo scettro ingiustamente usurpato, e seguace facendosi di Pitagora, e di Aristarco diede alla luce il più celebre di tutti i sistemi del mondo dopo un continuato studio di anni trenta impiegati nel fare le più profonde osservazioni per un oggetto sì importante. Nè poco contribuì ad illustrare, e maggiormente confermare la verità di un tal sistema il celebre Galileo Galilei nobile Fiorentino genio veramente sublime, e nato per arrecar luce alle tenebre della Filosofìa di quel tempo, nel quale il maggior pregio de’ sapienti era il non essere intesi.

Prima di esso Ticone Brahe Signore di Knud-Strup in Danimarca rivendicò alla terra il centro perduto, e diede alla luce un sistema il quale avrebbe forse avuto un numero di partigiani anche maggiore di quelli del sistema di Ptolommèo se nata ancora non fosse quella ipotesi che sopra d’ogni altra dovea venuta appena alla luce ottenere la palma. L’astronomìa che già cominciato aveva a risorgere per le cure di Copernico, di Keplero, e di Galileo, e per l’invenzione del Telescopio fatta da quest’ultimo fu posta finalmente in tutto il suo lume dal celebre Isacco Newton, il quale giunse per mezzo del suo sistema dell’attrazione a spiegare moltissimi fenomeni celesti di cui ignota era peranche la causa.

Ed ecco in breve la Storia dell’Astronomìa.

Dopo averne indicate le epoche principali noi passeremo a parlare con la possibile brevità delle sue più importanti dottrine.

Esporremo pertanto brevemente i diversi sistemi celesti, esamineremo la causa de’ moti supposti ne’ medesimi sistemi, e de’ fenomeni de’ corpi celesti non meno, che la sostanza, di cui questi sono composti, e passeremo infine a ricercar la cagione del flusso, e riflusso del mare.

Il più antico di tutti i sistemi del mondo è quello, che dal suo principale illustratore Ptolommèo trasse il nome di Ptolemaico. In questo sistema la terra, è collocata immobile nel centro dell’universo, e intorno ad essa si aggirano in cerchi alla medesima eccentrici la luna (***) Mercurio (***) Venere (***) il Sole (***) Marte (***) Giove (***), e Saturno (***). Le orbite di questi corpi celesti chiamansi sfere l’ottava, delle quali è il firmamento ossìa cielo stellato, che vien dopo l’orbita di Saturno. Seguono la sfera nona, e la decima composte di sodo cristallo, e l’undecima chiamata primo mobile, che aggirandosi intorno al suo asse nello spazio di ore 24. trae seco tutte le altre sfere inferiori. A tutte coteste sfere aggiungono alcuni la duodecima nella quale suppongono l’abitazione de’ Beati, ed Alfonso Re di Leone, e di Castiglia ne suppose ancora due altre, all’una delle quali si attribuiva il moto di librazione per spiegare il modo in cui avviene, che le stelle fisse nello spazio di anni 70 sembrino avvanzar quasi di un grado verso l’oriente, ed all’altra attribuivasi il moto di trepidazione col quale spiegavasi quella specie di moto oscillatorio, con cui la sfera celeste sembra andar dall’un polo all’altro. Ma dovendosi in ogni sistema celeste spiegar la cagione, per cui i pianeti ci appariscono ora diretti ora stazionarj, ed ora retrogradi Ptolommeo fu costretto giusta l’espressione del Sig.r di Brisson ad imbarazzare i cieli di diversi epicicli, e deferenti, che rendon questo sistema tanto difficile ad intendersi quanto appunto è difficile il sostituire il falso al vero. E diffatto mille assurdità manifestissime s’incontrano ad ogni passo in questo sistema, giacchè le comete, che senza esser trattenute dai cieli cristallini s’innalzano a’ più sublimi spazj celesti infranti avrebbono facilmente, e ridotti in pezzi ben presto questi chimerici cieli. Inoltre è dimostrato da varie osservazioni Astronomiche, che Venere, e Mercurio girano realmente intorno al sole, e che Marte perigèo è più vicino alla terra del Sole medesimo, il che avvenir non potrebbe se si ammettesse il sistema Ptolemaico, nel quale l’orbita di Marte comprende quella del Sole. La velocità poi colla quale le stelle fisse in questo sistema percorrono la loro orbita nello spazio di sole ore 24. è affatto inammissibile giacchè per scorrere in sì poco tempo uno spazio sì grande, e quasi immensurabile vi abbisognerebbe la velocità maggiore migliaja di millioni di quella di una palla di cannone, la qual velocità è assolutamente incomprensibile ad umano intelletto.

Questa stessa ragione oltre molte altre di gran peso vale a dimostrare la falsità del sistema di Ticone, nel quale la terra vien posta immobile nel centro dell’universo, e vicino ad essa è l’orbita della luna compresa da quella del sole, il quale si muove in giro alla terra concentrico, ed è egli medesimo il centro de’ movimenti degli altri pianeti in modo però, che l’orbita di Marte intersechi quella del sole per ispiegare il modo, in cui avviene, che il primo sia talvolta più vicino alla terra del secondo.

Ma rimanendo ancora a spiegare in questo sistema la cagione per cui i pianeti appariscono ora diretti ora stazionarj, ed ora retrogradi Giovanni Keplero attribuì ai pianeti una specie di moto spirale il quale sebbene spieghi a sufficienza la cagione di tutti questi fenomeni nondimeno da quasi tutti gli Astronomi è rigettata come contraria alle Fisiche leggi.

Il più ammissibile fra tutti i sistemi celesti è quello, che dal suo illustratore Copernico prese il nome di Copernicano.

In questo sistema Mercurio, Venere, la Terra, Marte, Giove, e Saturno cui vien dopo Urano pianeta recentemente scuoperto da Herschel, si aggirano all’intorno del Sole, il quale occupando il centro dell’universo si avvolge intorno al proprio asse, e trae in virtù di forze centrali tutti i pianeti a percorrere le loro orbite intorno a lui. Egli è assai chiaro in questo sistema come avvenga, che un pianeta ci apparisca ora diretto ora stazionario, ed ora retrogrado, giacchè allorquando il pianeta scorre con velocità maggiore di quella della terra egli apparir deve diretto, stazionario allorquando il pianeta, e la terra camminano quasi con ugual velocità, e retrogrado quando la terra lo avvanza nel corso, in quel modo appunto, nel quale allorquando noi siam trasportati in un cocchio retrogradi ci sembrano quei corpi, che ci seguono stazionarj quelli che ci uguaglian nel corso, diretti finalmente quelli che nel corso ci avvanzano.

Il pianeta Mercurio, il quale è più vicino d’ogni altro al sole si aggira intorno al medesimo nello spazio di giorni 88. circa.

Venere compie il suo giro nel corso di giorni 224. e ore 17.

Marte nello spazio di un anno, e 322 giorni circa.

Giove impiega per terminare la sua rivoluzione anni undici e giorni 317.

Saturno anni 29. e giorni 177.

Urano anni 83 e mezzo.

La luna compie il suo corso intorno alla terra nello spazio di 27. giorni 7. ore, e 43. minuti, e la Terra medesima gira intorno al sole nel corso di giorni 365, ore 5. e minuti 49.

Oltre il moto annuo ha la terra altri due moti l’uno diurno, ossìa vertiginoso col quale si aggira intorno al proprio asse nello spazio di ore 24. andando da occidente in Oriente, e l’altro chiamato di trepidazione, col quale nello spazio di mesi 6. si muove dall’un tropico all’altro a maniera di oscillazione. Quest’ultimo serve a spiegare la causa del variar delle stagioni giacchè allorquando la parte da noi abitata del globo terracqueo viene per questo moto ad alzarsi noi abbiam necessariamente il verno per essere allora i raggi del sole meno a noi perpendicolari, e per la cagion contraria abbiam la state allorquando questa parte di globo viene ad abbassarsi. Il moto vertiginoso serve a spiegare la non mai interrotta successione del giorno alla notte, e della notte al giorno poichè quando l’emisfero da noi abitato viene a volgersi, e come presentarsi in faccia al sole noi abbiam giorno, e notte quando quest’emisfero viene trasportato dal moto centrifugo nella parte inferiore del globo rispetto al sole.

Ecco in accorcio il Sistema Copernicano, a cui se si opponga esser egli contrario alle parole della Sacra Biblia noi risponderemo, che se bene non manchino dottissimi Interpreti, che dimostrar proccurino non esser questo sistema opposto in modo alcuno al reale sentimento delle sacre lettere noi nondimeno non lo ammettiamo, che come una ipotesi più di ogni altra idonea a spiegare i celesti fenomeni, il che dalla S. Romana Chiesa non venne giammai vietato.

Esposti brevemente i diversi sistemi Astronomici passiamo ora a dimostrare la cagione de’ moti, e de’ fenomeni de’ corpi celesti.

Sembra universalmente ammesso dai Fisici altra non esser la cagione de’ moti celesti, che le forze centripeta, e tangenziale unite a quella d’inerzia, giacchè avendo i pianeti sino dalla lor creazione acquistato quel moto, che hanno al presente essi debbono necessariamente sforzarsi di conservarlo, e conservarlo diffatto quando non vi sia alcun ostacolo sufficiente ad impedirneli.

Riguardo ai fenomeni celesti sembra potersi questi ridurre agli ecclissi, alle comete, a quelli delle macchie solari, a quelli finalmente del Pianeta Saturno. Ne parleremo colla possibile brevità.

La causa degli ecclissi è assai nota. Essendo la luna, e tutti gli altri pianeti de’ corpi opachi, i quali non risplendono per propria luce, ma per quella, che ricevon dal sole egli è assai chiaro, che allorquando la terra s’interpone tra la luna, ed il sole deve la prima restare oscurata dall’ombra della terra, e questa dall’ombra della luna allorchè questo pianeta s’interpone tra la terra, ed il sole. Da ciò vedesi che impropriamente si dà a quest’ultima ecclissi il nome di ecclissi del sole dovendo piuttosto chiamarsi ecclissi della terra, la quale realmente è la sola che resti oscurata in questo passaggio della luna, non soffrendone il sole veruna alterazione.

Le comete sono corpi opachi, come gli altri pianeti, i quali girano intorno al sole con orbite di forma ellittica, ossìa bistonda, in modo che passando vicino al medesimo concepiscono un calor così fatto, che Newton calcolò la cometa del 1680 aver concepito un calore 28000 volte maggiore di quello che sperimentasi nel più gran fervor della state.

Riguardo alla cagione per cui le comete ci appariscono ora circondate ora precedute, ed ora seguite da una chioma, o barba, o coda lucida, bisogna confessare che questa ci è peranco ignota. Fra tutti i sistemi, che proposti furono per ispiegarla quello del Sig.r De Mairan è, per mio avviso, il più ammissibile. “Egli è impossibile, dice questo celebre Astronomo presso il P. Paulian, che le comete passino tanto vicino al globo solare siccome fanno senza, che si carichino di una parte dell’atmosfera solare, cui attraversano. È lo stesso come se una gagliarda calamita si strascinasse per mezzo alle limature di ferro. Infatti se ogni cometa è un pianeta come non si può metter in dubbio, e se vi han luogo le leggi dell’attrazione come abbiam noi diritto di supporlo non è egli duopo, che la parte dell’atmosfera solare, la qual trovasi rinchiusa nella sfera di attività del peso particolare, che opera verso il centro della cometa, ragunisi intorno al suo globo a quel modo, che le particole elastiche dell’aria nostra si ragunano intorno alla terra, e vi formi un’atmosfera luminosa, ovver aggrandisca quella che avesser già? Ciò supposto, ecco, soggiunge il P. Paulian, come noi discorriamo collo stesso Fisico. La cometa va ella dietro al sole? dee comparirci codata; e perchè? perchè i raggi di luce, che sono trasmessi con una celerità impercettibile han forza che basta per gittar dietro la cometa la maggior parte dell’atmosfera che trovasi tra lei, ed il sole. Per lo contrario la cometa precede ella il sole? dee comparirci allora barbuta; e perchè? perchè gli stessi raggi di luce trasmessi sulla cometa scacciano la maggior parte dell’atmosfera interposta tra essa, e il sole, le quali particelle scacciate a quel modo devono necessariamente precedere la cometa nella sua marcia; e rappresentarcela con una spezie di barba luminosa. Finalmente la cometa è ella situata in guisa, che l’occhio dell’osservatore trovisi tra essa, e il Sole? Allora dee parergli intorniata da un’atmosfera luminosa, o per parlare co’ termini dell’arte dee parergli crinita”. È però da avvertirsi che questo sistema non è certamente esente da molti difetti tra quali deve annoverarsi quella supposta forza per cui la luce rispinge le particelle dell’atmosfera solare dietro, o avanti la Cometa.

Egli è dimostrato, che nel sole vi sono alcune macchie, le quali nel periodo di 27. giorni compiono il lor giro dalla parte orientale del sole alla parte occidentale. Dal che sembra potersi dedurre, che il sole, nel quale ritrovansi queste macchie si avvolga intorno al suo asse nello spazio di giorni 27. Di qual sostanza precisamente sieno queste macchie, e qual sia la cagione, per cui d’intorno al sole appariscono questo è ciò che dalle osservazioni Astronomiche non si è ancora potuto ritrarre. I fenomeni delle fascie di Giove, le quali altro non sono, che macchie, che per ogni parte circondano questo pianeta, molto somigliano a quelli delle macchie solari.

I fenomeni del Pianeta Saturno sono assai singolari. Un anello molto di lui maggiore, che lo circonda, in quel modo appunto in cui l’orizonte fascia le nostre sfere, ne è la cagione. Galileo a cui ignota era del tutto l’esistenza di quest’anello chiamava il Pianeta Saturno triforme, ed Hevelk lo chiamò monosphoericum, trisphoericum, sphoerico – cuspidatum, sphoerico – ansatum, elliptico – ansatum diminutum, elliptico-ansatum plenum. Noi siamo debitori ad Huyghens della scoperta dell’anello di Saturno.

La sostanza del sole, non meno che quella delle altre stelle, sembra ignea stantechè la sua luce non è immobile, e ferma ma bensì scintillante, e quasi ondeggiante come appunto scorgiamo nel nostro fuoco. In quanto poi alla sostanza de’ pianeti, e de’ loro satelliti sembra potersi affermare esser ella simile almeno in parte a quella della terra per vedersi specialmente nella luna de’ monti de’ fiumi, de’ mari, e de’ vulcani.

Ma egli è omai tempo di parlare della cagione del flusso, e riflusso del mare, su cui tante questioni furono mosse dagli antichi Filosofi. Plinio il vecchio nel secondo suo libro di Storia Naturale afferma, che questo fenomeno non è originato, che dall’azione attraente del sole, e della luna, e Newton dilucidò, e dimostrò quest’ipotesi in modo, che sembra non potersi essa porre più in dubbio. E difatto essendo l’attrazione in ragione diretta della distanza egli è evidente che le onde marine debbono piuttosto deferire all’azione della luna, che a quella del sole, e si scorge in effetto, che allorquando la luna è perigèa è maggiore il flusso e riflusso di quello [che] è quando la medesima è apogèa. Da ciò principalmente dimostrasi l’azione della luna sul mare. Quella poi del sole chiaramente si appalesa vedendosi che la marèa è maggiore allorquando la luna si ritrova in congiunzione col sole ossìa nelle sigizie, che quando essa è nelle quadrature. Di più la marèa è maggiore similmente nel solstizio d’inverno vale a dire allorchè il sole è nella sua massima vicinanza alla terra, che in quello d’estate, in cui egli ne è assai lontano. Da tutto ciò meritamente deducesi, che il flusso, e riflusso del mare proviene dall’azione attraente del sole, e della luna. Posto ciò evidentemente si scorge, che allorquando l’attrazione è maggiore, cioè quando la luna si trova sul meridiano debbono i flutti scostarsi dal lido, e ritornarvi quando sono abbandonati dall’attrazione.

Ed ecco in brevissime parole compendiata quella scienza che dalle osservazioni degli astri ritrae le più sublimi matematiche dottrine, le più certe nautiche leggi, le più utili regole di agricoltura. Noi non possiamo bastantemente esortare i moderni Filosofi ad impiegarsi con ogni studio nell’indagare ciò che ancora ci è ignoto nell’Astronomìa riducendola così ad una delle scienze più perfette, che note siano all’umano intelletto.

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